Se Hormuz resta chiuso: il conto che pagheremo tutti
Per anni abbiamo pensato allo Stretto di Hormuz come a una questione da analisti geopolitici, una linea sottile tra Iran e Oman dove passano petroliere lontane dalla nostra quotidianità. Ma la verità è molto più scomoda: Hormuz non trasporta solo petrolio. Trasporta il funzionamento stesso dell’economia moderna. Dentro quel corridoio largo appena poche decine di chilometri passa circa un quinto del petrolio mondiale, una quota enorme del gas naturale liquefatto, fertilizzanti, materie prime chimiche, prodotti agricoli, mangimi, componenti industriali e persino materiali fondamentali per i semiconduttori e i data center. La chiusura dello stretto non sarebbe quindi “solo” una crisi energetica. Sarebbe una crisi sistemica. E la domanda vera non è cosa succede nei primi giorni. La domanda è: cosa accade se a luglio Hormuz è ancora bloccato? E se ad agosto le navi continuano a evitare il Golfo? E se si arriva a dicembre senza una vera riapertura? Luglio: l’inflazione ritorna nelle no...



